no pellicce - si alla vita
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Author: vir cele
Started: July 3, 2007, 4:15:55 am
Target: a tt le multinazionali che promuovono l uccisione di animali
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Una brutta sorpresa: «L'Italia è un importante trasformatore di pellicce, pelli e olio di foca». Lo dice Simona Cariati, responsabile della campagna pellicce della Lav (Lega anti-vivisezione). Secondo i dati forniti a Eurostat Datashop di Berlino dal governo italiano, il valore totale delle importazioni di «prodotti di foca» è stato negli ultimi tre anni (2001-2003) di 8,4 milioni di euro, mentre l'export di prodotti lavorati ha raggiunto i 16,2 milioni di euro. Il prodotto finito più esportato dal nostro paese? Nel 2002 la pelliccia di foca dal manto bianco e grigio blu. La «fregatura» è che - fin dal 1983 - il bando europeo alle importazioni di pellicce di foca riguarda solo quelle dei cuccioli più piccoli. Comunque, risulta alla Lav che l'anno scorso la maggior parte delle vittime della mattanza in Canada avesse meno di un mese; il che si spiega con il revival della pelliccia di foca soprattutto nei paesi dell'Est europeo. Del resto, la necessità di proteggere i merluzzi dalle voraci foche, avanzata dal governo canadese per giustificare l'attuale carneficina, è solo una scusa: i principali predatori dei merluzzi non sono le foche ma altri pesci, di cui le foche stesse si nutrono.

L'insanguinato mercato mondiale delle pellicce sacrifica ogni anno nel mondo almeno 15 milioni di animali selvatici, uccisi con metodi orripilanti nonché 29 milioni di animali allevati in torturanti gabbie. Occorrono decine di questi piccoli esseri per fare un solo capo osceno (e anche inquinante: i processi di concia delle pellicce danneggiano le acque; inoltre, nutrire gli animali da pelliccia d'allevamento richiede enormi quantità di pesce e carne). In Europa, la maggiore sensibilità dei consumatori - maturata grazie all'azione degli animalisti - ha provocato un calo di vendite del 30%, anche se ultimamente alcuni stilisti hanno cercato di sdoganare il settore.

L'Italia, paese di primo piano per la «moda impellicciata» e per i consumi pro capite - malgrado il clima - è stato il primo paese a vietare almeno il commercio di pellicce di animali domestici: cani e gatti arrivati dalla Cina. Altri paesi hanno seguito l'esempio: Danimarca, Grecia, Paesi Bassi, Stati Uniti; mentre la Gran Bretagna, a sorpresa, ha vietato solo il commercio clandestino e imposto un'etichettatura.

Intanto gli allevamenti di animali da pelliccia, per il 70% concentrati in Europa, sono stati vietati in diversi paesi. Nella stessa Gran Bretagna, con il Fur Farming Prohibition Act, dal primo gennaio 2003 tutti gli allevatori di pellicce hanno cessato l'attività considerata testualmente «crudele», aiutati da incentivi. In Austria diverse province hanno fatto lo stesso, e così quattro regioni della Germania. Nei Paesi Bassi sono vietati gli allevamenti di cincillà e volpi. La Svizzera vieta gli allevamenti nelle gabbie. La Svezia ha imposto agli allevamenti di volpi «condizioni etologiche» che li stanno rendendo antieconomici.

In Italia, il decreto legge 146/2001 ha imposto misure un po' più severe, e dal 2008 l'allevamento dei visoni dovrà avvenire a terra e non più in gabbia; due leggi finanziarie hanno stanziato somme per la riconversione. Dai 170 allevamenti presenti nel 1988 l'Italia è scesa a 50 nel 2002, con 250.000 animali.

Ma il fascino della pelliccia aumenta presso i nuovi ricchi in certe parti del mondo, mentre nuovi abusi degli animali si aggiungono a quelli tradizionali.

ANIMALI DA PELLICCCIA Per fare un cappotto ci vogliono fino a 54 visoni; fino a 24 volpi; fino a 200 ermellini. Gli «animali da pelliccia» più uccisi nel mondo sono: visoni, volpi, ermellini, zibellini, castori, scoiattoli, lontre, foche. Vengono vendute in Europa pellicce per oltre 4.000 milioni di euro nel 2001-2002.

LE TRAPPOLE Gli animali selvatici da pelliccia sono catturati con trappole che bloccano in una morsa la zampa; dopo ore o giorni il cacciatore arriverà a soffocare la preda. Moltisssimi degli animali intrappolati sono detti «spazzatura» perché inadatti a farne pellicce. GLI ALLEVAMENTI Negli allevamenti gli animali da pelliccia sono stipati in minuscole gabbie di rete metallica; sono esposti al vento e al freddo per favorire la crescita del pelo. Avrebbero bisogno di grandi spazi nella natura e spesso impazziscono per lo stress. Uccisione con: rottura delle vertebre cervicali, gas, scosse elettriche.

L'EXPORT ITALIANO La «moda pelliccia» italiana esporta molto verso «nuovi mercati»: Russia, Ucraina, Cina, Ungheria, Romania, Croazia, Corea del Sud. Nel 2002, l'Italia ha esportato per un totale di 265 milioni di euro circa 200.000 chili di pelli di visone, volpe, agnello astrakan o persiano, coniglio, foca groenlandica, felidi selvatici, nutria, foca otaria, topo muschiato (Rapporto Lav).

L'INDUSTRIA DEL CIBO Quanto mangiano gli animali da pelliccia che vengono allevati in Europa. Secondo l'European Fur Breeders Association 365.000 tonnellate di pesce e sottoprodotti dell'industria del pesce; 220.000 tonnellate di parti di polli; 62.000 tonnellate di sottoprodotti dei macelli.




L’industria della pelliccia spesso esalta i propri prodotti, derivanti da molteplici sofferenze e torture inflitte agli animali, definendoli “ecologici”.
A parte la superficialità e la stupidità di questa affermazione (a mio avviso è ridicolo anche solo nominare l’ecologia in un settore così intriso di sangue), è possibile dimostrarne anche la falsità.
Per valutare nel modo più completo l’impatto ambientale che genera questa moda assassina bisogna considerare tutte le fasi che portano alla creazione di una pelliccia, dall’allevatore, che strappa avidamente la pelle, ai processi di concia e tintura che trasformano il manto dell’animale in quel prodotto finito pronto per essere acquistato da qualche vanitoso complice che si fa chiamare cliente.

ALLEVAMENTO
Le torture verso gli animali iniziano chiaramente durante la detenzione e anche l’impatto ambientale che ne consegue.
Per l’alimentazione degli animali da pelliccia vengono impiegate enormi quantità di sottoprodotti di origine animale: negli stati dell’UE, infatti, gli animali da pelliccia consumano ogni anno:
- 365.000 tonnellate di pesce e sottoprodotti dell’industria del pesce
- 220.000 tonnellate di sottoprodotti derivanti dalla lavorazione del pollame
- 62.000 tonnellate di sottoprodotti della macellazione [fonte: E.F.B.A. European Fur Breeders Association].
Basti pensare che la sola Finlandia importa annualmente da Svezia, Norvegia, Danimarca, Scozia, Irlanda e Olanda carne e pesce destinati agli allevamenti di animali da pelliccia per 70 miliardi di lire.
Dunque anche l’allevamento di animali per la produzione di pellicce svolge un ruolo rilevante nello sfruttamento degli animali negli allevamenti intensivi e anche quando non è così si ha comunque un grande spreco di derrate alimentari.
E’ ancora la Finlandia a fare da esempio: il fabbisogno annuale di patate e di soia in questa nazione per allevare animali da pelliccia è di 2,5 milioni di chilogrammi, cioè 2500 tonnellate!
Per ottenere una pelliccia di visone, una sola, si noti bene, devono volatilizzarsi circa 3,3 tonnellate di alimenti e per una pelliccia di volpe scompare oltre una tonnellata di cibo!
Tutto questo cibo è da considerarsi sprecato per l’ovvia ragione che nutre animali che sono stati fatti riprodurre dall’uomo unicamente per scopi economici, se non esistessero questi allevamenti gli animali troverebbero il cibo necessario alla sopravvivenza nel proprio ambiente autoctono e contribuirebbero a mantenere l’equilibrio naturale.
Altro punto oscuro degli allevamenti sono le deiezioni animali che, oltre ad accumularsi sul fondo e provocare malessere ad un animale con l’olfatto così sviluppato come ad esempio il visone, causano inquinamento. Gli scarichi sono tra i maggiori responsabili perché contaminano il terreno e i fiumi con gravi ripercussioni sulla natura circostante, ed in particolare sono responsabili del fenomeno dell'eutrofizzazione, un processo per cui un ambiente acquatico modifica il suo equilibrio ecologico e si arricchisce di sostanze nutritive (fosfati e nitrati) che provocano cambiamenti come un eccessivo incremento della produzione di alghe (macrofite) che alla fine del ciclo vitale vanno in decomposizione. La conseguenza dell'eutrofizzazione è il degrado della qualità dell'acqua tale da ridurne o precluderne l'uso, con conseguente instaurarsi di un ambiente anaerobico e la distruzione delle principali forme di vita acquatica.
E’ per questo che la dislocazione degli allevamenti è ritenuta importante, proprio a causa del possibile inquinamento di sorgenti d’acqua circostanti provocato dal notevole quantitativo di deiezioni animali. In Finlandia e in molti altri paesi essi si trovano unicamente lontano dai centri abitati, tra foreste e vicino ai laghi, proprio per questo motivo (oltre che per portare il più lontano possibile dalla vista delle persone questi abominevoli luoghi).
Un visone prima di essere ucciso e scuoiato produce circa 44 pounds di feci (1 pound equivale a circa 454 grammi). Solo negli USA, dove nel 1999 sono stati uccisi 2,81 milioni di visoni, gli allevamenti creano approssimatamene 62000 milioni di tonnellate di feci l’anno e cioè immettono 1000 tonnellate di fosforo ogni anno nell’ambiente!
Non si dimentichi inoltre che una, seppur minima, parte degli animali viene catturata con trappole e tagliole (è da escludere la caccia con l’uso di armi da fuoco per gli ovvii effetti devastanti sul corpo dell’animale), che disseminate nell’ambiente naturale generano ulteriore sofferenza ed inquinamento.

CONCIA E TINTURA
Dopo che l’allevatore si è impadronito della pelliccia dell’animale quest’ultima subisce un trattamento di conservazione prima di arrivare in conceria, allo scopo di rallentarne il più possibile la decomposizione. Se questo processo venisse mal condotto si potrebbe sviluppare ammoniaca libera che, anche se non rappresenta un pericolo per la salute umana, influenza la qualità della vita a causa dei cattivi odori che sprigiona.
Successivamente la pelliccia giunge in conceria dove avviene il ciclo produttivo conciario, costituito da una serie di trattamenti chimici e meccanici che trasformano la pelliccia grezza da materiale organico putrescibile a crudele prodotto per capo di pellicceria, guarnizione o accessorio.
L’industria conciaria italiana ha poco di cui vantarsi di essere leader in questo settore in Europa, è risaputo che essa provoca inquinamento al suolo, ai fiumi e ai mari a causa della composizione chimica dei prodotti usati. Le sostanze pericolose e gli acidi impiegati per la lavorazione del cuoio sono causa di patologie come tumori, disordini nervosi, infezioni ed irritazioni della pelle e morte prematura. Inoltre le concerie producono scarichi con notevole carico inquinante sia chimico che biologico ed immettono nelle acque notevoli quantità di cromo, non a caso alcuni distretti su cui si concentra prevalentemente questa industria coincidono con aree a rischio ambientale: il polo conciario di Solofra (Avellino) con le sue 370 aziende ha reso il Sarno uno dei fiumi più inquinati d’Europa, il polo di Arzignano (Vicenza) inquina quanto una città di 2 milioni e mezzo di abitanti e le acque di scarico derivanti dalla lavorazione e lo smaltimento dei fanghi residuali hanno reso il corso Fratta Gorzone un fiume che sfiora la morte biologica, ma non c’è da stupirsi visto che tra le province di Vicenza e Padova, nella zona compresa tra Montegalda, Cervarese Santa Croce e Selvazzano hanno sede più di 300 aziende specializzate nella produzione di pellicce.
Il ciclo conciario delle pellicce è leggermente diverso da quello con cui si conciano le altre pelli animali che vengono trasformate in quello che comunemente è chiamato cuoio, tanto è vero che gli viene attribuito il nome di “pseudoconcia”.
Ma l’impatto ambientale che ne consegue non è da meno, a partire dallo spreco di risorse naturali (acqua), dall’impiego di sostanze chimiche e da un notevole consumo di energia. Inoltre vengono prodotti scarti solidi ed effluenti sia liquidi che aeriformi in diverse fasi della lavorazione.
Per quanto riguarda i residui solidi quelli più evidenti sono dati dai ritagli di pelle ancora grezza, dalla scarnatura e dai ritagli in calce, ma volendo elencarli tutti per una lavorazione generica avremo:
- Ritagli grezzo salato/secco
- Scarnatura in calce
- Pelo (esclusa pellicceria)
- Squadratura e croste di scarto in trippa
- Squadratura e croste di scarto al cromo
- Scarti da rasatura/spaccatura
- Ritagli/rifilature del conciato
Nei cicli conciari delle pelli per cuoio bisogna aggiungere a questo elenco anche quantità variabili di pelo, assente invece nel caso si conci una pelliccia.
Per quanto riguarda invece la produzione di effluenti liquidi e aeriformi conviene analizzare ogni singola operazione del ciclo completo, oggi l'articolo più utilizzato in pellicceria è il visone e le sequenze di lavorazione standard prevedono le seguenti azioni:

Punzonatura - Rinverdimento - Centrifugazione - Rovesciatura - Apertura zampe - Scarnatura musetto e zona del collo - Spazzolatura - Lavaggio - Centrifugazione - Piclaggio - Centrifugazione - Controllo - Concia - Centrifugazione - Condizionamento - Spolveratura - Ingrasso in botte - Follonatura - Allargatura - Allungatura - Condizionamento - Sgrassaggio - Condizionamento - Spolveratura - Follonatura con amido di mais - Scarnatura con macchina a disco rotativa - Allungatura - Rovesciatura - Lavaggio lato pelo - Bottalatura finale - Spolveratura - Sgarzatura a macchina - Riparazione - Classifica - Magazzino - Spedizione

In questo elenco troviamo alcune operazioni di notevole impatto ambientale:

RINVERDIMENTO
In questa fase le pelli vengono prelevate dal magazzino del grezzo e immesse in aspo (vasche apposite) per fargli recuperare il suo originale contenuto d'acqua. E' un procedimento usato per ammorbidire la pelle e metterla in condizioni di essere manipolata nelle successive fasi di lavorazione. I principali prodotti immessi in aspo sono: acqua, sale, sapone, antifermentativo. Nell'operazione sono consumati e scaricati grossi quantitativi di acqua, che è carica di sostanze disciolte che ne influenzano la qualità; principalmente influenza parametri degli scarichi idrici come il COD (domanda chimica di ossigeno, principalmente usato per la stima del contenuto organico e quindi del potenziale livello di inquinamento delle acque naturali e di scarico. Un alto valore di COD di uno scarico comporta una riduzione dell’ossigeno disciolto nel corpo idrico ricettore e quindi una riduzione della capacità di autodepurazione e di sostenere forme di vita).
Ma il rinverdimento influenza anche i solidi sospesi, i cloruri e l'azoto organico. Valori elevati di COD in generale, implicano che gran parte dell'ossigeno presente nelle acque venga consumato da processi chimici e non sia più disponibile per la respirazione degli organismi acquatici. I solidi sospesi rendono l'acqua torbida, con la conseguenza che la luce non riesce ad arrivare in profondità; se sono grossi e pesanti inoltre possono depositarsi sul fondo soffocando gli organismi che lo abitano, o, se abbastanza leggeri, restare in sospensione otturando le branchie dei pesci. La concentrazione dei cloruri nelle acque ne influenza la salinità, parametro che influisce sulla vita degli organismi acquatici di acqua dolce. L'azoto organico è uno dei cosiddetti fattori limitanti per la crescita di microrganismi acquatici. Questo vuol dire che la presenza di grosse quantità di azoto disciolto contribuisce alla crescita eccessiva di microrganismi vegetali presenti nelle acque e quindi all'eutrofizzazione dei bacini idrici.

SPAZZOLATURA
Questa operazione serve a rimuovere lo strato di carniccio superficiale non eliminato totalmente durante il processo di scuoiatura. Viene effettuata a macchina con spazzolatrici meccaniche dotate di spazzole di acciaio abbinate a un getto d'acqua che ruotando producono un effetto abrasivo sulla superficie della pelliccia eliminando così l'eccesso di grasso e l’eventuale carniccio rimasto.
Questa azione comporta un consumo notevole di acqua che serve per non far alzare la temperatura della pelle che aumenta per lo sfregamento del mezzo meccanico.


LAVAGGIO
Anche questo procedimento si esegue in aspo. Vengono aggiunte alcune sostanze per togliere i residui che inibiscono la penetrazione dei successivi prodotti: acqua, sapone detergente, sale . Dopo il lavaggio si scarica l'aspo depositando le pelli in un carrello forato per farle scolare.

PICLAGGIO
Per essere pronte alla concia le pelli devono essere ripulite definitivamente da tutti i residui del calcinaio e delle altre lavorazioni precedenti e devono avere le fibre predisposte per accogliere gli agenti concianti. Tutto ciò viene ottenuto con il piclaggio, un operazione effettuata in aspo con aggiunta di: acqua, sale, acidi e solfati, portandole ad un pH acido tramite rotazioni in bottale in soluzioni acquose di acido solforico e/o di acido formico con l'aggiunta di un sale (normalmente cloruro di sodio) che ha lo scopo di impedire il gonfiamento delle pelli stesse.
Gli scarichi idrici del piclaggio, oltre ad avere un pH molto acido, contengono elevati quantitativi di cloruri e di solfati. Se dovessero miscelarsi gli scarichi acidi del piclaggio con quelli provenienti dalle altre fasi della lavorazione, si potrebbero avere reazioni chimiche che portano in alcuni casi alla formazione di idrogeno solforato.
Inoltre gli organismi acquatici hanno bisogno di un pH ottimale per lo svolgimento delle loro funzioni vitali; valori acidi (circa 1,5 - 4) come quelli delle acque provenienti dalla fase di piclaggio non ne potrebbero permettere la vita.

CONCIA
L’operazione di concia vera e propria viene effettuata in aspo con acqua e con l'ausilio di sale e solfati e successivamente di basificanti.
Gli scarichi idrici dell'operazione di concia al cromo (generalmente come sale conciante viene utilizzato un solfato basico di cromo), contengono cromo III, cloruri e solfati.
In fase acquosa, a meno che non ci si trovi in ambiente acido, i composti del cromo III sono per lo più insolubili: il loro destino, se rilasciati in ambiente, sarebbe quindi quello di depositarsi sul fondo dei corpi idrici come sedimento, dove rimarrebbero per un periodo indeterminato di tempo. Successivamente, fenomeni di magnificazione biologica ne potrebbero innalzare le concentrazioni in organismi che abitano i corpi idrici. Come risultato si ritroverebbero nei pesci concentrazioni di cromo III anche 100 volte superiori a quelle in acqua.

SGRASSAGGIO
E’ un trattamento che serve ad eliminare gli eccessi di olio che vi possono essere in seguito al precedente ingrasso. Può venire effettuato in due modi: quello tradizionale e quello con macchine a circuito chiuso. Nel metodo tradizionale si pongono le pelli in botte a contatto con segatura imbevuta di solventi (percloro o trielina). L’impatto è dei più disastrosi, tanto che alcune concerie non lo utilizzano addirittura più: si producono difatti molte scorie che devono successivamente essere smaltite, perché in questo modo non è possibile riciclare il solvente.
Lo sgrassaggio con macchine a circuito chiuso viene effettuato anch’esso con l'ausilio di solventi. Ora si utilizza preferibilmente il percloroetilene perché è il solvente attualmente più facile da controllare e più stabile, ma sino a qualche anno venivano utilizzati il "vaclene"(abbandonato perché risultato troppo tossico e pericoloso perché contiene freon ed è stato bandito nella maggior parte dei paesi anche perché attacca la fascia di ozono).
In linea generale si può affermare che lo sgrassaggio comporta un notevo...




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mallardo nicoletta said 11/12/08, 4:08 am (verified)
I support this petition.
#3

silvana said 05/12/08, 1:28 pm (verified)
I support this petition.
#2

VIR said 07/03/07, 4:15 am (unverified)
aiutate gli animali.. le loro carcasse parlano per loro.. e anche noi dobbiamo iniziare a parlare
#1